Sindrome del colon irritabile

La IBS (Irritable Bowel Syndrome) o sindrome dell’intestino irritabile è un FBS ovvero un disturbo funzionale gastrointestinale che affligge il 7-15% della popolazione. In particolare, il sesso femminile risulta più colpito rispetto a quello maschile. 

In generale i disturbi funzionali gastrointestinali sono uno spettro di disturbi cronici caratterizzati da: 

  1. .dolore addominale; 
  2. .gonfiore; 
  3. .distensione; 
  4. .alvo alterno (diarrea, stipsi, misto). 

Si distinguono da altre patologie del tratto gastrointestinale per:

  1. .cronicità (maggiore di 6 mesi);
  2. .frequenza;
  3. .assenza di anormalità anatomiche identificate dai test diagnostici di routine. 

Cause e sintomi

Quali sono le principali cause e sintomi della sindrome del colon irritabile? Come altri FGIDs ha una causa multifattoriale e non completamente delucidata. Tra i meccanismi coinvolti: 

  1. .disregolazione della motilità intestinale;
  2. .infiammazione; 
  3. .infezioni batteriche e/o virali: l’uso di farmaci ad azione antibiotica può causare aumento della permeabilità intestinale; 
  4. .genetiche/ereditarie;
  5. .problematiche psicosociali;
  6. .ipersensibilità viscerale, microbiota e alterata comunicazione asse cervello-intestino.
Sindrome del colon irritabile: cos'è e cibi consigliati

Esiste una comunicazione diretta tra intestino e cervello: questa avviene tramite una serie di molecole prodotte direttamente dal microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che dimorano nel canale digerente dell’uomo. 

I sintomi più comuni includono: 

  1. .dolore e/o gonfiore addominale;
  2. .alvo alterato (diarroico, stitico, misto);
  3. .flatulenza eccessiva;
  4. .distensione addominale. 

Per quanto questa sindrome non influenzi l’aspettativa di vita, la cronicizzazione e la natura episodica della condizione possono influenzare fortemente le attività quotidiane, soprattutto perché i sintomi possono risolversi periodicamente e poi tornare, oppure possono svilupparsi improvvisamente nuovi sintomi e la severità può modificarsi nel tempo. 

Diagnosi

La diagnosi deve essere effettuata dal medico in quanto condivide tanti sintomi con altri disturbi di tipo organico, motivo per cui è facilmente confondibile.

Per standardizzare la diagnosi, nel 1980, sono stati sviluppati i criteri di Roma: è necessario che il paziente abbia un dolore addominale ricorrente in media almeno 1 volta a settimana nei 3 mesi precedenti. È necessario che la sintomatologia sia iniziata almeno 6 mesi prima della diagnosi. 

Il dolore addominale inoltre deve essere associato almeno a 2 delle seguenti condizioni: 

  1. .defecazione (miglioramento o peggioramento del dolore);
  2. .cambiamento della consistenza delle feci;
  3. .cambiamento della frequenza di evacuazione. 

Trattamento

Il trattamento della sindrome del colon irritabile inizia con l’identificazione del sintomo predominante e della severità.

Se la sintomatologia non determina un abbassamento della qualità della vita, generalmente si può intervenire con modifiche dello stile di vita (dieta e attività fisica) ed educazione generale del paziente. 

Può essere d’aiuto per tutti seguire giornalmente le seguenti norme generali

  1. .mangiare lentamente, masticando con cura e stando seduti; 
  2. .evitare pasti abbondanti, non distanziati tra loro da periodi eccessivi di digiuno; 
  3. .evitare di coricarsi subito dopo cena;
  4. .evitare alcol e bevande gassate
  5. .bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno; 
  6. .evitare eccesso di caffè, thè

Oltre i consigli generali è possibile seguire nelle indicazioni dietetiche più precise, di primo e secondo livello.

Tra quelle di primo livello da mettere in atto come primo cambiamento: 

  1. .equilibrare l’assunzione giornaliera di fibra
  2. .non assumere più di tre frutti al giorno, i cibi grassi, i fritti; 
  3. .evitare sorbitolo e dolcificanti in caso di variante diarroica.

Le precedenti indicazioni per essere attualizzate necessitano della prescrizione del medico dietologo o del nutrizionista, sulla base degli effettivi fabbisogni nutrizionali individuali, il quale valuterà anche gli effettivi benefici individuali.

Se questi ultimi non sono rilevati sarà consigliabile approdare a una dieta a basso contenuto in FODMAP, protocollo specifico di durata prestabilita. 

Dieta Low-FOODMAP

Cosa sono i FODMAP? Sono carboidrati a catena corta, poco digeribili e lentamente assorbibili, che possono esacerbare in particolari condizioni la sindrome dell’intestino irritabile. 

Quali sono? 

  1. 1.Lattosio;
  2. 2.Polioli;
  3. 3.Fruttosio;
  4. 4.Fruttani;
  5. 5.Glutine;
  6. 6.GOS, Galatto-oligosaccaridi, rappresentati maggiornamente da raffinosio e stachioso.

La dieta ridotta nel contenuto di questi zuccheri non va considerata come una dieta di esclusione ma di sostituzione dei cibi al alto contenuto di FODMAP con quelli a basso contenuto, nel rispetto dei propri fabbisogni nutrizionali giornalieri, i particolare di ferro e calcio. 

Sindrome del colon irritabile: cos'è e cibi consigliati

La dieta Low-FODMAP comprende 3 fasi: la prima fase prevede una forte riduzione dei FODMAP e ha una durata di 3-6 settimane.

Una seconda fase, di durata variabile, prevede che vengano reintrodotti progressivamente nella dieta i singoli alimenti contenenti FODMAP, per testare la soglia di tolleranza del paziente, verificando i cibi tollerati senza che il paziente avverta disturbi, e questo servirà come riferimento per la terza fase

In seguito una lista di alimenti consigliati e generalmente tollerati e di alimenti da  evitare che possono esacerbare i sintomi.

Alimenti consigliati

Ci sono alcuni cibi consigliati da inserire in una dieta per il colon irritabile, vediamoli nel dettaglio:

  1. .frutta: come banana, mirtillo, pompelmo, uva, melone, kiwi, limone, fragole;
  2. .dolcificanti: tutti, eccetto i polioli;
  3. .latte: latte delattosato, di soia, di riso;
  4. .sorbetti;
  5. .verdure: come sedano, peperoni, melanzane, fagiolini, lattuga, zucca, pomodoro.

Alimenti da evitare

  1. .frutta: come mele, pere, pesche, anguria, cachi, albicocche, ciliegie, susine, prugne, contenti principalmente sorbitolo e fruttosio in eccesso;
  2. .dolcificanti: sorbitolo, mannitolo, xilitolo e altri; 
  3. .cereali contenenti glutine;
  4. .latticini e alternative: fonti di lattosio;
  5. .legumi, noci e semi: contenenti GOS;
  6. .verdure: come carciofi, asparagi, broccolo, cavolini di bruxelles, broccoli, cipolle, aglio, per il contenuto in fruttani e mannitolo.

Il contenuto di FODMAP di diversi alimenti è altamente variabile e dipende da fattori come il grado di maturazione (es. banane), variazioni stagionali, clima, tempo e temperatura di conservazione ecc..

In generale nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile è fondamentale considerare altri fattori, come lo stile di vita generale della persona.

Molti episodi possono essere causa scatenante di stress e peggiorare quindi la sintomatologia dell’intestino irritabile e i sintomi stessi possono esacerbarsi anche in situazioni in cui lo stress aumenta.

Perciò oltre l’approccio nutrizionale risulterà fondamentale ancora una volta considerare la persona nella sua complessità e lavorare su queste situazioni trigger che possono creare impedimento nella risoluzione o nel miglioramento della sindrome. 

Dott.ssa Ilaria Aquilea 

BIOLOGA NUTRIZIONISTA

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